di Virgilio Rospigliosi

La figura sospesa

Riflessioni simboliche sulla forma di Carlo Bacci
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Carlo Bacci mi ha chiesto un punto di vista sincero e personale sulla sua forma. Cercherò quindi di offrire un’analisi chiara e diretta, evitando le edulcorazioni fraseologiche tipiche della critica d’arte che spesso rischiano di allontanare dal significato autentico dell’opera.

Parto da ciò che questa figura suscita in me, senza pretesa di esaustività, ma con il desiderio di cogliere gli aspetti più profondi e rilevanti che emergono dalla sua osservazione e che mi sembrano rappresentativi di un discorso più ampio.

La forma al centro della ricerca artistica di Carlo Bacci si presenta come un archetipo denso e ricco di sfumature, capace di oltrepassare i limiti della semplice rappresentazione figurativa per aprire un orizzonte di riflessione multidisciplinare che coinvolge antropologia, sociologia e psicologia. Questa figura, sospesa tra il corpo umano e il mondo acquatico, rappresenta con grande efficacia la complessità e la fluidità dell’identità umana in una costante trasformazione, influenzata e plasmata in modo incessante dal contesto naturale e sociale che la circonda.

L’ibridazione tra umano e pesce che Bacci propone è molto più di un semplice gioco formale: essa è l’espressione di tensioni profonde e universali che riguardano l’identità stessa, oggi più che mai plurale, mutevole e articolata. Dal punto di vista antropologico, questa forma evoca un rapporto ancestrale tra l’essere umano e l’acqua, un elemento primordiale da cui ha origine la vita stessa e che, nelle culture di tutto il mondo, si carica di significati simbolici legati alla rinascita, alla purificazione e alla trasformazione.

In questo senso, la figura di Bacci non è soltanto un ibrido morfologico, ma diventa un vero e proprio “ibrido culturale”, che rende visibile la plasticità e la molteplicità delle identità umane, in un continuo intreccio tra memoria, radici e processi di trasformazione sociale. Un aspetto molto significativo è rappresentato dal rapporto tra la parte superiore e inferiore della figura, che si separano e si congiungono allo stesso tempo grazie alle aperture e alle fessure presenti.

Queste non sono semplici soluzioni compositive, bensì veri e propri simboli di passaggio e soglia, che segnano momenti cruciali nella vita degli individui e delle comunità. Le identità si ridefiniscono, si affermano o si mettono in discussione all’interno di questi spazi sospesi, che rappresentano l’instabilità necessaria all’evoluzione personale e collettiva.

Spostandoci nell’ambito sociologico, questa forma assume un significato emblematico, andando a rappresentare molto più di una realtà individuale. Essa diventa un manifesto che rappresenta la comunità tutta, specchio delle dinamiche della socialità sia storica che contemporanea, capace di incarnare il conflitto tra tradizione e innovazione, tra stabilità e cambiamento.

Le incisioni e i tagli sparsi sulla superficie diventano metafore delle forze che plasmano la società: corpi segnati dalle esperienze, capaci di resistenza ma aperti a evoluzioni inevitabili. Questo conferisce alla forma un valore collettivo come “corpo sociale” metaforico, simbolo della complessità e delle contraddizioni che caratterizzano ogni comunità umana.

A questo si aggiunge un ulteriore livello di interpretazione, quello psicologico e simbolico, con un richiamo esplicito alla liminalità. Questo concetto individua uno stato di transizione in cui l’individuo si trova “in mezzo” tra ciò che era e ciò che sarà, uno spazio di ambiguità in cui avviene il rinnovamento e la trasformazione.

La figura uomo-pesce di Bacci si fa allora simbolo di questo spazio sacro e dinamico, ponte tra opposti che si fondono per creare una sintesi nuova, frutto di equilibrio e tensione insieme. Il diverso trattamento delle superfici – alternando zone lisce a texture più ruvide – accentua la dualità tra visibile e invisibile, tra superficialità e profondità, tra rivelazione e segreto.

Attraverso questo linguaggio visivo, la scultura richiama all’idea di pelle e armatura insieme, evocando protezione e vulnerabilità. Questa complessità cromatica e tattile conferisce all’opera un’aura di mistero ancestrale e di saggezza nascosta, che fa della forma un contenitore di significati non immediatamente accessibili, ma permeati di profondità.

Il foro circolare posizionato nella parte superiore della figura è pensato come elemento simbolico da più prospettive: può rappresentare un occhio che osserva e scruta il mondo, uno spiraglio di luce che illumina l’interiorità, oppure una finestra che spalanca alla coscienza e alla riflessione più profonda. Il cerchio, inoltre, è simbolo universale di ciclicità, eternità, continuità: richiama i ritmi fondamentali di nascita, morte e rinascita che attraversano non solo la vita umana, ma anche molteplici tradizioni culturali e religiose, rinvigorendo l’opera con valori di perpetuità e trascendenza.

Infine, il valore politico ed etico della forma non può essere sottovalutato. La figura di Bacci si pone come un invito profondo a superare le categorie rigide e binarie che dominano molte strutture sociali e culturali. Proponendo una forma ibrida e aperta, l’artista suggerisce una visione inclusiva e fluida dell’identità, in contrapposizione alle definizioni statiche e riduttive che spesso limitano la complessità delle persone e delle comunità.

In un’epoca in cui si discutono temi fondamentali come l’identità di genere, la diversità culturale e le pratiche di vita alternative, questa opera si presenta come un manifesto a favore della pluralità, della complessità e dell’inclusione, opponendosi a qualsiasi forma di esclusione e marginalizzazione.

La forma di Bacci, per la sua capacità di parlare un linguaggio che è al contempo scientifico, simbolico e accessibile, riesce a rivolgersi a un pubblico ampio, rompendo le barriere tra specialisti e non esperti senza banalizzare la complessità intrinseca. Un oggetto che è al tempo stesso ancestrale e contemporaneo, concreto e metafisico.

Sintetizza tensioni antropologiche, sociologiche e psicologiche in un linguaggio visivo rigoroso. Offre nuove prospettive e chiavi di lettura per comprendere le identità complesse e fluide del nostro tempo.

Questa figura, sospesa tra mito e realtà, materia e spirito, pone interrogativi e apre spazi di trasformazione e dialogo, invitando chi la osserva a riflettere sulla complessa relazione tra individuo, collettività e ambiente.

Il mio affetto per Carlo e la sua arte è profondo e consolidato da tempo. E mi fa piacere sapere che, oltre a me, ci siano altri che condividono il mio affetto. Giorno dopo giorno continuo a guardare e gioire della sua arte. Inconsapevolmente e per mia fortuna, è il mio gradino quotidiano, posato male, che mi costringe a ripartire e ripensare. Non è un caso esser nati dinanzi allo stesso mare, sotto lo stesso castello. Perché il dono di svelare e comprendere la realtà con gli occhi di un altro non ha valore.

di Nicola Scopsi